Buongiorno Glancers! Ormai le feste si avvicinano e il clima natalizio, tra le decorazioni che animano le vie del centro, gli artisti di strada  e le canzoni che riecheggiano dagli angoli di tutta la città ci fanno sentire ancora bambini.

Questi ultimi giorni sfrenati di shopping e regali hanno messo a dura prova anche i più ostinati tra noi: metropolitane ribollenti di persone con in mano pacchi di ogni forma e dimensione, traffico intenso dentro e fuori la città, profumi di cibi nostrani provenienti dalle bancarelle itineranti.

Così, risucchiati anche noi dal Natale, per questa edizione di Lovenglance, vi proponiamo una favola scritta da una nostra Glancer. Ci è piaciuta così tanto che per questa puntata abbiamo deciso di fare uno strappo alla regola.

Buona lettura!

“Quando ripenso ai racconti di mia nonna riesco sempre a sognare. Sogno un mondo totalmente diverso da quello in cui vivo, un’epoca lontana eppure così tangibile. Differente ma altrettanto bella rispetto alla nostra.

Negli anni 2000, almeno così mi raccontava sempre, non era così semplice trovare la propria anima gemella, e comunque si faceva molta più fatica, secondo lei. Soprattutto perché l’approccio con il ragazzo/la ragazza dei tuoi sogni non poteva, tranne che in rari casi, essere mediato da un qualche apparato tecnologico, o da un social network.

Mi ricordo che ci raccontava sempre come aveva conosciuto il nonno. Ogni volta la storia era sempre più affascinante e avvincente, e riusciva ad aggiungere ad ogni racconto un particolare interessante che ci incuriosiva a tal punto da riempirla sempre di domande a cui lei rispondeva con minuziosa cura come se i fatti, quelli che ci stava raccontando con tanto trasporto, fossero avvenuti il giorno prima e non 60 anni prima.

Penso che la vera storia, quello che realmente accadde, non la sappiano neanche i miei genitori; ma sono convinta nessuno di noi volesse davvero saperla, ci piaceva farci trasportare nelle sue favole e rimanere a bocca aperta ogni volta.

Dopo l’estate del 2010 aveva incominciato a lavorare presso una multinazionale nella periferia della città; ci metteva ogni giorno più di mezz’ora ad arrivare in ufficio così si portava spesso un libro per passare il tempo sui mezzi pubblici (un libro di carta ma ci pensate?!).

Una mattina, sulla banchina d’attesa, c’era un ragazzo distinto e molto elegante, che scese alla fermata del centro. Mia nonna l’aveva notato ma non lo conosceva. Quella mattina, racconta sempre, si erano scambiati uno sguardo per qualche secondo prima che lui scendesse e da quel momento tutte le mattina lui era alla banchina (mia nonna scoprì solo successivamente che lui era sempre andato a lavoro in macchina prima di averla vista la prima volta). Lei non era certo una ragazza timida ma lui la metteva in soggezione, così per settimane non si parlarono, solo incroci di sguardi.

Quando arrivò l’ultimo giorno di lavoro prima di Natale quell’anno, lui aveva in mano un piccolo pacchetto rosso e dorato che porse a mia nonna scendendo dalla metro, la mattina del 22 Dicembre.

Lei non aspettò neanche che la metro ripartisse prima di aprirlo. Era un braccialetto di acqua marina, bellissimo, anzi troppo bello, non poteva accettarlo. A noi il nonno avrebbe detto successivamente che era il colore degli occhi della nonna, per questo l’aveva scelto.

Guardò poi sul fondo della scatola e lesse un biglietto: “All’angelo che mi accompagna tutte le mattine al lavoro; posso avere il piacere di invitarla fuori a cena questa sera? R.C.”

Non c’era scritto altro! Come l’avrebbe trovato o contatto? Era decisa a restituirgli il regalo, era eccessivo e l’aveva messa in imbarazzo (ecco io non credo a questa parte della storia: una donna fa molta fatica a restituire un gioiello di cui per qualche ragione è entrata in possesso, soprattutto un gioiello simile a quello che aveva tra le mani quel giorno mia nonna).

Confusa quella mattina lavorò male, finche alle 12,15 ricevette una chiamata da un numero sconosciuto sul proprio telefono. Rispose. All’altro lato una voce maschile, profonda e gentile che non riconosceva. Lui si presentò come Roberto Conti e non disse qualcosa di imbarazzante come “ci vediamo tutti i giorni sulla metro” o “sono quello che le ha dato il regalo stamattina” disse semplicemente “L’ho chiamata per sapere se accetta il mio invito a cena questa sera.”

Mia nonna, con la voce tremula accettò immediatamente. Lui non le chiese neanche dove abitava ma semplicemente “Passo a prenderla alle 8. A stasera”.

Ed effettivamente alle 8 il campanello della casa dove abitava mia nonna suonò. Quella sera uscirono, e dai racconti mi sono sempre immaginata un primo appuntamento da film dove tutto era curato nel dettaglio e tutto faceva presagire che sarebbe stato un grande amore.

Dopo qualche mese, lui aveva già capito che era la donna della sua vita e decise che l’avrebbe sposata. Organizzò un evento particolare per quell’occasione.

Una sera, di ritorno dal lavoro, lei aveva preso la metro stanca e non vedeva l’ora di tornare a casa, quella sera sarebbe uscita con mio nonno. Dopo qualche fermata una ragazza di fianco a lei, si era messa a cantare una canzone, anzi “la canzone” che avevano suonato al ristorante quella prima sera in cui aveva conosciuto mio nonno. Mia nonna sorrise e si ri-immerse nella lettura. Poi altre due persone cominciarono a cantare, tre persone e, infine, tutta la metropolitana.

Tra la folla poi, comparve mio nonno. Si inginocchiò ai suoi piedi e la chiese in sposa.

The end.”

Con questa favola da sogno, Loveglance vi augura Buone Feste! Ci vediamo il prossimo anno loveglancer! Non smettete di scriverci a loveglance@citygalnce.it..Aspettiamo tutte le vostre storie per un 2014..da favola!