Cari Loveglancer! Bentornati!

Sperando che il vostro 2015 sia iniziato meravigliosamente oggi ospitiamo il racconto di Giovanna!

Buona lettura!

“Diversamente dalla maggior parte dei miei coetanei, quando ero adolescente, non facevo il conto alla rovescia per arrivare ai 18 anni e poter fare la patente. Mi andava benissimo che fossero i miei genitori a scarrozzarmi in giro! Ma quando compii 19 anni, mio padre mi disse che era abbastanza: “Ora impari a guidare. Non sono il tuo chauffeur personale!”. E così, con riluttanza, dovetti accettare e divenni — ahimè — un’automobilista.

Il punto è che ero una brava automobilista, responsabile. Così molto presto fui “promossa” ad autista della famiglia. Incominciai a portare mia sorella minore al tennis.

I miei genitori cominciarono a far guidare sempre me.

Quando mia madre dovette essere operata ai piedi, la accompagnavo ed andavo a riprendere al lavoro. “per fortuna che hai la patente” mi diceva.

Anche se ero contenta di essere d’aiuto a mia mamma, segretamente avrei voluto essere una passeggera di nuovo. E sognai di potermi permettere un autista un giorno. Ma, come la maggior parte dei sogni, non si avverò in una notte. Ci sono voluti 25 anni dopo pagamenti di prestiti, assicurazioni, benzina e molte altre spese collegate al possesso di una macchina perché il mio sogno si avverasse.

Tre anni fa, io e mio marito cercavamo un modo per abbattere le nostre spese e decidemmo di vendere una macchina. Io incominciai a cercare un nuovo lavoro che fosse sul percorso della metropolitana e trovai una posizione in una società legale, molto comoda da raggiungere con i mezzi.

Al mattino, mio marito accompagnava mia figlia a scuola e me alla fermata della metro prima di andare al lavoro. Nel pomeriggio nostra figlia prendeva il pullman per tornare mentre mio marito recuperava me alla stazione.

Da allora risparmiamo tempo, denaro, ambiente e la nostra salute. E anche il nostro matrimonio ad essere sincera. Ci metto 20 minuti ad andare a lavoro invece che un’ora!

Il mio lavoro mi paga l’abbonamento ai mezzi quindi viaggio gratis. Una macchina in meno in strada significa meno inquinamento nell’aria che respiriamo. E io leggo, parlo con la persona seduta di fianco a me o semplicemente mi rallegro di non essere nel traffico che c’è sopra di me (mentre la mia metro va ad una velocità costante). Ogni tanto penso a quello che devo fare nella giornata.

Adoro prendere i mezzi. E questo amore è diventato ancora più profondo da quando mio marito ha perso il proprio lavoro. Ha ricominciato a frequentare l’università, la facoltà di matematica, da sempre il suo sogno.

Ora prendiamo la metro insieme. Che meraviglia.

So che magari può sembrare che i mezzi non siano comodi o si abbia una diminuzione della libertà personale. Ma la verità è che i mezzi sono molto comodi, convenienti, e ci hanno permesso di realizzare i nostri sogni: eh sì, perché ora ho l’autista!”

Ciao Giovanna! E grazie della tua storia metropolitana!

E la vostra storia qual è? Mandatecela a loveglance@cityglance.it e potrete essere voi i protagonisti della prossima puntata!